L'elogio della transumanza

Partendo da una massima di Robert Musil secondo la quale "Gli ideali hanno strane proprietà, fra le altre anche quella di trasformarsi nel loro contrario quando si vuol seguirli scrupolosamente", sembra divenuto ormai consuetudine l’equilibrio trasformista che regna tra maggioranza ed opposizione.

Dall’inizio della legislatura i cambi di casacca sono stati ben 50, tutti rigorosamente bipartisan. La tabella a lato mette in bella mostra i nomi di coloro che vanno fieri nel ripetere "Non è un tradimento agli elettori", deputati e senatori che, a distanza di circa un anno dalla loro elezione, decidono di saltare il fosso lasciando dietro di sé retorica di banale politica.

Un caso a parte è il fenomeno Storace. Pur non trattandosi di una metamorfosi risolutiva è pur sempre la dimostrazione di come siano precari gli attuali equilibri politici: la fuoriuscita da AN dell’ex Ministro della Salute ha suscitato dure reazioni all’interno del Parlamento.
Una su tutte quella del deputato di Alleanza Nazionale Fabio Rampelli che, con una lettera pubblicata su Il Messaggero (14.07.2007) esprime all’ex collega di partito i risentimenti suoi e di un popolo di destra non più silenzioso.

Rampelli chiede a Storace se "E’ stato di destra sottrarre con la Lista Storace ad An buona parte di quel 7% di consensi e dei 5 consiglieri regionali espressi, salvo poi constatare che tra questi uno solo è rimasto al suo posto mentre quattro hanno cambiato partito".
Se "E' stato di destra negare spesso meritocrazia e capacità di raccogliere il consenso perseguendo troppe volte logiche di potere e di corrente".
Se "E’ di destra farsi eleggere senatore con Alleanza nazionale per poi fuoriuscirne senza dimettersi da Palazzo Madama, come se il seggio fosse proprietà privata e non degli elettori di An".
E ancora, se "E' di destra appropriarsi della fiaccola della Giovane Italia, del Fronte della Gioventù e di Azione Giovani adottandola come simbolo del tuo nuovo partito…".

Al di la delle note personali, dalle parole di Rampelli emerge chiaramente un "bisogno di destra", un'urgenza di riportare alla luce quei valori e quella forza tutta insita nella destra e che ha contribuito a fare la storia di AN.
"Mi avete fatto vergognare di essere di destra…" scrive ancora il deputato che esprime senza mezzi termini il suo credo politico: "Essere di destra per me significa entrare in un’istituzione con i propri mezzi e rimanerci con lo stile e gli strumenti del giorno prima...Le mie sferzate erano e restano quelle di chi non vuole assistere a una nostra vittoria senza di te. Sarebbe una mezza sconfitta…Pensaci".

Essere di destra. E’ racchiuso in questa citazione tutto l’affanno che il popolo di destra oggi deve combattere, migliaia di militanti costretti a dimenarsi fra la collera contro gli atti compiuti dalla maggioranza di governo e fra le perplessità verso le scelte politiche dell’opposizione di riferimento.
Se è vero che sia destra che sinistra hanno in parte perso il loro smalto accattivante, lasciando i lustrini alle estreme, è anche vero che quei principi e quei valori che hanno fatto "la destra" sono profondamente radicati nei cuori di chi crede.
Basta solo un cenno. Il popolo risponderà.

30 luglio 2007

Pompieri si nasce, politici si diventa

Non vorrei essere tacciata di plagio dalla collega Novella Oppo che di Gasparri ha l’ossessione ma davvero non è possibile soprassedere alle singolari dichiarazioni del Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, dalla scrivente evocato recentemente.

Con il solito candore che fa tanto Esercito della Salvezza, il titolare del Viminale ha suggerito al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di non pagare l’affitto delle sedi di servizio e di utilizzare i soldi per comprare il gasolio dei mezzi di soccorso.

L’intuizione del Ministro, resa nota alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, è più che ingegnosa perché consentirebbe di rimediare alla scarsità di risorse e ai debiti del dicastero da lui guidato, debiti che ad oggi ammontano a 408 milioni di euro spalmati tra locazioni, bollette e forniture non pagate.
Intuizione che, forse inaspettatamente, ha suscitato l’indignazione dei sindacati confederali, delle Rappresentanze di base dei VVF giunte ad invocare le dimissioni del Ministro.
Il congedo è sì arrivato ma da Pescara, con le dimissioni rassegnate dal Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, il quale ha detto di non potersi più assumere "le gravi responsabilità quotidiane che comportano l’assunzione e l’espletamento di tale ruolo".

Indignazione che non sorge solo fra i diretti interessati ma anche all’esterno.
Perché a noi, figli di pompieri, nipoti di pompieri, le frasi del Ministro non solo ci infastidiscono ma ci irritano.
Perché a noi, figli di vigili del fuoco, basta poco, davvero poco a farci incendiare l’animo.

Il Ministro dell’Interno forse non ricorda, o non vuole ricordare, che con la Finanziaria 2007 il governo ha pensato bene di tagliare di circa 40 milioni di euro all’intero comparto Sicurezza. Il Ministro forse non ricorda che, per un bilancio già ridotto all'osso, il governo ha deciso tagli agli straordinari, ha deciso la chiusura dei commissariati di polizia, la mancata assunzione di nuovi poliziotti, l'assenza di investimenti per le nuove tecnologie oltre a stabilire l'azzeramento delle risorse per la formazione del personale. Il Ministro non ricorda forse che, dopo un corteo di 70.000 poliziotti offesi da un misero aumento di 5 euro mensili, sono scesi in piazza anche i pompieri esasperati dai tagli previsti agli organici delle caserme e ai fondi per il carburante, l'attrezzatura di intervento e la manutenzione dei mezzi.

Ricorderà però l’attento Ministro dell’Interno di aver accolto al Viminale e al Parlamento ex terroristi, oggi influenti collaboratori del suo ministero, oggi segretari d’aula.

Questo ci indigna Signor Ministro.
Perché ai nostri Vigili del Fuoco, sempre pronti a garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, a salvare vite in caso di disastri naturali, ad intervenire con solerzia in caso di incendi o allagamenti, a scavare tra le macerie per ore ed ore senza sosta al chiarore delle fotolettriche, gli è stato negato ogni diritto e impartiti solo doveri.

Sarebbe utile dunque che il Ministro, dopo aver illuminato gli appartenenti al Corpo dei VVF con il suo Verbo, suggerisca loro anche come poter rinnovare le obsolescenti autopompe ed autobotti, come rimediare ai soccorsi prestati dai pompieri fuori dall’orario di lavoro o di turnazione, nella speranza che tutti abbiano la fortuna di ritornare alle loro case.

Il Ministro forse non sa che un vigile del fuoco con 15 anni di anzianità guadagna circa 1200 euro al mese. E che per questo pompiere la sicurezza non è né di destra, né di sinistra.
La sua unica fonte è l’altruismo. Di questo egli vive e sempre vivrà.

20 luglio 2007

I sette sigilli

Per un governo che scivola in Senato sulla riforma della giustizia, con 157 sì e 154, approvando un sub-emendamento dell’ ulivista Roberto Manzione, contrario l’esecutivo;
per un governo salvato in corner dal voto favorevole del senatore a vita Giulio Andreotti sull’ordinamento giudiziario;
per un governo che ha visto la sollevazione in massa dell’Associazione Nazionale Magistrati, che per il prossimo 20 luglio ha fissato uno sciopero contro la riforma della giustizia;
per un governo che ha ricevuto i richiami sulla gestione dei conti pubblici prima dalla Commissione UE, poi dal FMI, in ultimo dall’Ecofin;
per un governo che ha varato, dopo oltre un anno di mandato, un aumento delle pensioni minime pari ad 1 euro al giorno ma solo per coloro che hanno compiuto i 64 anni e che hanno un reddito inferiore ai 654 euro l’anno;
per un governo coinvolto nella vicenda dei dossier rinvenuti nell’archivio del Sismi per la quale il Copaco ha stabilito l’audizione dell’ex direttore, Nicolò Pollari;
per un governo che vede un viceministro indagato dalla Procura di Roma con l’accusa di abuso di ufficio e minacce, per aver fatto pressioni sul comandante della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, al fine di far rimuovere 4 finanzieri che indagavano sul tentativo di scalata di Unipol, il suo Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Economia gravati di una querela per diffamazione e calunnia presentate dall’ex comandante delle Fiamme Gialle
non c’è nulla di meglio che avviare un dibattito a Palazzo Madama su un Disegno di Legge che stabilisca la concessione del doppio cognome ai figli.

Con il Ddl n.26 a firma del senatore Manzione, Ulivo, e con il Ddl n.580, a firma del senatore Caprili, Rif.Comunista, il Senato ha un solo obbiettivo: quello di mostrare all’intera nazione che il maschilismo clericale, con la sinistra al governo, non è più una realtà, e che la discriminazione delle donne è roba di berlusconiana memoria.

Illusi coloro che pensano che l’Italia abbia problemi più urgenti da affrontare.
Meglio prima sapere chi siamo, da dove veniamo, come ci chiamiamo.









12 luglio 2007

Poveri immigrati, poveri noi

L'affanno e l'accoramento del Governo è tutto quì, nella dichiarazione del Ministro dell'Interno che fa suo il vero tormento dell'intera Unione.

"Scuciamo agli immigrati una inammissibile quantità di soldi" dice Giuliano Amato al Tg1.

"Settanta euro per rinnovare il permesso di soggiorno sono un vero salasso per gli extracomunitari che sono davvero disperati e che contestano questo assalto alle loro tasche già vuote e ai loro bilanci impossibili per la precarietà spesso del lavoro" (Agi, 08.07.07)
Comprensibile che la tanto magnificata coesione della maggioranza si concretizzi su come agevolare e privilegiare la permanenenza e la stabilizzazione degli extrcomunitari in Italia.
Comprensibile che la tanto osannata coesione della maggioranza si realizzi con il varo di una Finanziaria tutta lacrime e sangue per gli italiani.

Il concetto è semplice, ma quantomai spietato: spremiamo i nostri per dare agli stranieri, fucina di voti e di consensi da recuperare a stretto giro. Pena lo sloggiamento in blocco da Palazzo Chigi.
Di concerto con il Presidente Prodi, l'intraprendente Ministro, per tranquillizzare gli immigrati, ha anche annunciato di aver firmato una circolare che permette loro di essere in regola anche se il rinnovo non è stato ancora rilasciato.

"Va cambiata la legge, la Bossi Fini che ha ecceduto nell'ancorare alla esistenza immediata del lavoro la presenza nel nostro paese dei figli. Uno dei nostri figli ha il tempo di cercare il lavoro, uno che è venuto qua, che viene da un altro paese non ha lo stesso tempo. E questo non è giusto e infatti il nostro disegno di legge lo cambia".
La domanda da porsi è ovvia. Se dovesse essere cambiato tutto ciò che soggettivamente, anzichè collettivamente, non appare giusto, cosa aspetta l'opportunismo fatto Governo a cambiare aria ?

10 luglio 2007

Governo contro

La spaventosa crisi che attraversa la maggioranza di governo lascia intendere che siamo solo agli albori di uno scontro politico-giudiziario all’ultimo sangue.

La vicenda Telecom, il caso Unipol, l’azzeramento dei vertici del Sismi in seguito al sequestro Abu Omar, il contrasto Visco–Speciale, la querela di quest’ultimo contro membri del Governo, l’annuncio del Premier di un cambio al vertice della Polizia rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, sono i pezzi di un puzzle che si completa con le dimissioni dei vertici dell’Associazione nazionale Magistrati, avversa alla riforma dell’ordinamento giudiziario, riforma Castelli ieri, controriforma Mastella oggi, e con la risoluzione emanata dal Consiglio Superiore della Magistratura nella quale si accusano i Servizi segreti militari, quelli ufficiali e quindi il suo ex direttore Nicolò Pollari, di aver spiato la Procura di Milano.

Che sia in atto una lotta intestina fra poteri è chiaro anche per chi, come l’ex diessino Cesare Salvi, oggi Sinistra Democratica, non si sottrae al sostegno al Governo. Dopo le critiche mosse al Premier per la repentina sostituzione del Comandante della Guardia di Finanza, generale Roberto Speciale, il Presidente della Commissione Giustizia al Senato, sui trasferimenti richiesti da Vincenzo Visco, dice: "In realtà bisogna avere il coraggio di chiarire se i motivi riguardano le indagini sulle scalate finanziarie e la fuga di notizie sulle telefonate tra Fassino e Consorte" e "visto il rapporto di crisi che si è creato tra governo e cittadini, un gesto — anche se non richiesto — sarebbe ben accetto". (Corriere della Sera, 02.07.2007)

Roba che scotta insomma.

Incandescente il clima anche tra i banchi dell’Esecutivo con un Ministro della Giustizia che prima polemizza e poi attacca il Sismi, ovvero accusando un apparato dello Stato di tramare contro lo Stato.
Uno Stato che, nella speranza di chiamare in causa il governo dell’epoca, non ha neppure ritenuto doveroso assumere una posizione ufficiale sulla vicenda lasciando alla sinistra estrema ampi spazi alle sollevazioni.
Confronti interni, si dirà ai più. Resta il fatto che l’iniziale fragilità del Governo si sta lentamente ma inesorabilmente trasformando in uno stato patologico cronico a cui nessuna terapia sembra porre rimedio.

Fra le promesse elettorali e i fatti di governo c’è di mezzo non solo la parodia ma anche la privazione della civiltà di un Paese che ha perso la sua "normalità".


05 luglio 2007

Un estintore li dividerà

Cosa hanno in comune un ex Presidente del Consiglio e un manifestante no global ?
Nulla fino a ieri, una intitolazione prossimamente.

La decisione da parte del Consiglio comunale di Roma di dedicare una via della Capitale a Bettino Craxi ha un retrogusto amaro.
Da un lato una sinistra che ama fregiarsi dell'appellativo "progressista" ma che al contrario fa del livore verso l’avversario politico la regola aurea del suo credo.

Un astio che non cessa di mostrarsi anche quando il rivale non ha più politicamente potere di nuocere.
Dall’altro la conferma che la storia la scrive chi resta.
Si potrà pertanto raccontare che un ex leader socialista, già Presidente del Consiglio, dopo aver subito dalla giustizia italiana un processo che ha meritato la condanna per violazione della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, dopo un penoso esilio lungo 6 anni in Tunisia, dopo l’indifferenza politica generale di cui è stato vittima, a distanza di 7 anni dalla sua morte, si vedrà intitolata una strada nel cuore della città eterna.
Si può già raccontare che un appassionato dimostrante ventitreenne, oppositore accanito della globalizzazione, scagliando un estintore contro una pattuglia di carabinieri è rimasto a terra esanime nel compimento del proprio dovere morale e che fu pertanto doveroso dedicargli, a distanza di 5 anni dalla sua morte, una sala del Senato.

Se valgono queste ultime ragioni allora è facile comprendere il pensiero espresso di Antonio Padellaro espresso oggi sulle colonne de L’Unità: "…O Craxi è stato ingiustamente perseguitato dalle toghe (rosse) e costretto all’esilio…Oppure, come pensiamo sia, quelle sentenze emesse nel nome del popolo italiano vanno accettate e rispettate. E allora una strada dedicata a un latitante sarebbe semplicemente una vergogna".

Se le diversità fra Bettino Craxi e Carlo Giuliani inducono contrastanti valutazioni, vorrei poter chiedere al Direttore de L’Unità, e ai molti che come lui disapprovano la recente decisione del Consiglio comunale di Roma, per quale ragione un’Istituzione della Repubblica, che incarna uno Stato e i suoi cittadini, debba conferire un tacito riconoscimento a colui che a quello Stato si è opposto sconfessandone la sua costituzionale autorità.

03 luglio 2007

Lo strano baffo di Dabliù

Dalla tribuna di Ballarò, aveva esordito così Massimo D’Alema: Veltroni "è una risorsa del centrosinistra", un "potenziale candidato alla segreteria del Pd, ma anche alla guida del governo del paese…" scardinando le certezze di molti che avevano a cuore le divergenze di vedute tra il Vicepremier e il Sindaco di Roma.

Ed ecco che, a distanza di pochi giorni, D’Alema corre nuovamente in soccorso a Veltroni attaccando figure istituzionali appartenenti ad una sinistra che oggi gli appare distante. L’occasione è il confronto a distanza fra il Presidente della Camera Bertinotti e lo stesso Veltroni: se per il presidente della Camera "aumentare l'età pensionabile è socialmente intollerabile", per il candidato segretario del Pd "l'aumento dell'età è un dato obiettivo".
Secco il commento a margine del Ministro degli Esteri di fronte ad un Epifani quanto mai stupefatto del giro di boa: "Non ci sono i soldi per cancellare lo scalone" e, conferma D’Alema, "anche se ce li avessimo, sarebbe sbagliato metterli in un'operazione di questo tipo". (La Repubblica.it, 29.06.2007)

Ma la virata del Vicepremier ha il sapore di una scelta tattica da timoniere valenciano.
Dice D’Alema: "C'e' una distanza siderale fra ciò che questo Governo fa e l'immagine che riesce a comunicare di se: e questo in politica è un grandissimo difetto" (Agi, 29.06.2007) mettendosi sopravvento rispetto ad un Prodi, nonché ad un Sircana, che perde sempre più credibilità politica.

Resta difficile non leggere tra le righe l’esistenza di un rapporto mutualistico tra il titolare della Farnesina, che mette un ipoteca sulla sua salita al Quirinale, e il Sindaco di Roma, che punta al controllo di Palazzo Chigi.
Animosità un tempo, simbiosi oggi. Accantonando antichi e attuali dissapori in vista di obbiettivi diversi ma coesistenti.
Ovviamente da compiersi "per il bene dell’Italia".





30 giugno 2007

Destra, Sinistra, il confine

Come il bianco e il nero nella scienza empirica dell’arte anche il dualismo destrasinistra nella scienza teorica della politica non sembra esistere.

Con la cultura del presente la distinzione fra ciò che è di destra e ciò che è di sinistra non sembra avere più confini. I fatti recenti dimostrano che l’attuale classe politica, seppur riferendosi ancora ai vecchi stereotipi ideologici e agli schieramenti tradizionali, ha affrontato i problemi senza che emergessero nette distinzioni.

Temi quali la guerra in Iraq, in Afghanistan, le relazioni internazionali o lo stato sociale, posta la diversità e i contrasti nella dialettica politica, non sono stati trattati in modo da rendere riconoscibili politiche di destra o di sinistra.
Una sinistra la cui base grida oggi al tradimento quando alcuni dei suoi eletti votano contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan e l’allargamento delle basi Usa in Italia, onorando così gli impegni assunti coi propri elettori, contraddice il concetto di Pacifismo sempre e comunque caro al centrosinistra di opposizione.
Una destra che ha elargito aumenti al pubblico impiego senza vincolarli ad alcuna valutazione di rendimento contraddice il concetto di Meritocrazia proprio del centrodestra.

Se di diversità dobbiamo parlare dunque essa è probabilmente non nei comportamenti attuali ma nella loro storia.

Per Giovanni Sartori, esiste oggi una destra "raccogliticcia nata attorno alla stella di Berlusconi, una specie di armata Brancaleone senza storia" e una sinistra che "invece ha troppa storia. I sessantenni e i settantenni hanno ancora in testa il Pci di matrice togliattiana…Il Pci invece ha fatto tesoro della lezione gramsciana dell’egemonia…".
Il professore afferma inoltre che "la destra un’identità vera non l’ha mai avuta, e forse non la cerca nemmeno. I suoi punti di riferimento restano sempre gli stessi: il libero mercato, la concorrenza, la libertà, la fede nell’individuo. Tutte cose di cui però i suoi dirigenti non sanno granché e nelle quali credono solo fino a un certo punto….Invece la sinistra è in gravissima difficoltà: ha perso il suo ideale vivente, l’Unione Sovietica. Checché se ne dica, e fino a dopo la vicenda dei missili di Comiso, il Pci ha sempre sostenuto la politica di conquista sovietica. Oggi si arrabatta per cercare un’identità, in un modo a mio avviso stravagante. Dicono "viva i matrimoni gay"; ma si vogliono identificare con i gay?" (La Stampa, 03.04.2006)

Nicola Matteucci, uno dei massimi studiosi dello storico Alexis de Tocqueville, "a sinistra si vuole più giustizia sociale e a destra si vuole più libertà. Ma sono conflitti che possono essere ricomposti nella normale dialettica politica, non è più come ieri quando tra la liberaldemocrazia e il socialismo dell'Est bisognava fare una scelta di civiltà… Oggi non esiste l'ortodossia dell'Ulivo e quella del Polo, commettiamo un errore se etichettiamo in un certo modo chi milita da una parte e in un altro chi fa parte dello schieramento opposto". (Il Foglio, 1998)

Crisi delle ideologie o dell’identità ?
Sopravvivono certamente nelle dichiarazioni, e forse nelle intenzioni, i vecchi cavalli di battaglia dei due schieramenti: solidarietà, ecologia e uguaglianza in una curva; libertà, sicurezza e meritocrazia dall’altra, ma non è facile riconoscere il perseguimento di questi obiettivi nei provvedimenti presi dall’una e dall’altra parte.

Forse aveva ragione Ronald Reagan quando nel 1964 diceva: "You and I are told increasingly that we have to choose between a left or right. Well, I would like to suggest that there is no such thing as a left or right. There is only an up or down. Up to man’s age-old dream, the ultimate in individual freedom consistent with law and order, or down to the ant heap of totalitarianism".



27 maggio 2007

Solite interferenze

…quando si dice che tra moglie e marito è meglio non mettere il dito…
Detto che deve essere sfuggito al Viceministro delle Finanze che ha invece avuto il da fare di una comare ciarliera.

Orbene, poteva forse una comare non interferire laddove il buonsenso lo richiede ? Come nelle più popolane commedie all’italiana anche Visco è caduto nel brogliaccio cedendo all’intromissione del potere politico su un corpo militare.

Quando un Viceministro dispone al Comandante della Guardia di Finanza la rimozione di ufficiali, quando un Viceministro impone al capo della GdF di concordare i prossimi impieghi dei militari, quando un Viceministro intima un ultimatum al capo della GdF affinché vengano azzerati i vertici lombardi delle Fiamme Gialle impegnati ad indagare sulla scalata a Bnl e Antonveneta da parte di Unipol, sino a Telecom, ci sono tutti gli ingredienti per l’apertura di una crisi istituzionale.

E se la comare difende i suoi cicalecci sostenendo che "gli avvicendamenti sono unicamente riconducibili ad esigenze di servizio" la commedia diventa farsa perché anche nelle bugie vi è sempre un fondo di verità.

Noi, pazienti spettatori di una commedia degna di Ionesco lasciamoci invadere dai paradossi e dalle improvvisazioni fin quando non calerà il sipario.

Applausi, signori.

22 maggio 2007

Il sapere e la verità

Se è vero che esiste un nesso tra la verità e il sapere e se è altrettanto vero che il ad un maggior sapere corrisponde una maggiore verità, allora possiamo affermare che i redattori de L’Unità praticano disinformazione.

Il che pare evidente scorrendo la lettura della quotidiana rubrica di Maria Novella Oppo che, commentando l’acquisto di Endemol da parte di Mediaset, sembra volere far ricredere sulla sua collaudata professionalità. La Oppo, che non lesina aride battute al vetriolo su Silvio Berlusconi e sul ruolo che egli avrebbe avuto nell’operazione, plasma la notizia secondo lo schema classico che aggrada il lettore tipico del quotidiano di Via Due Macelli scrivendo in senso ironico che "è incredibile che qualcuno si allarmi per il fatto che Mediaset, comprando Endemol, possa controllare la Rai".

Sarebbe interessante capire come potrebbe un fornitore di programmi controllare un cliente in un mercato concorrenziale.
La Oppo non può non sapere che in Italia vi sono numerosi concorrenti di Endemol quali Magnolia e Ballandi, tanto per citare i più famosi, fra quelli che hanno rapporti con RAI.
E non va dimenticato che la stessa RAI, che ha un numero di dipendenti più che doppio rispetto a Mediaset, potrebbe un giorno, magari lontano, produrre qualche programma in proprio, così, tanto per giustificare l’enorme numero di creativi a libro paga.
In ultima analisi temere danni a RAI a causa dell’acquisto di Endemol da parte di Mediaset sarebbe come se la Bmw temesse di non poter più far circolare le proprie auto perché la Mercedes ha acquistato la Total, e questo nonostante la Bmw avesse un enorme, inesauribile pozzo petrolifero nel proprio giardino.

Ma l’imbarazzo si fa inquietudine se procediamo con la lettura.

All’affermazione: "…come ha detto Prodi, in confronto alla Rai, la guerra in Libano è uno scherzo" è bene prendere atto di come il Governo, ma la sinistra in generale, consideri la missione militare Unifil tuttora in corso al confine libano/israeliano. Vale a dire, usando le parole del Premier, che la guerra vera, quella per la presa del potere, si gioca in Viale Mazzini e non certo a Beirut dove al limite i nostri soldati sarebbero impegnati in una partita di Risiko.

E poco importa se nell’area in questione la tensione va salendo, poco importa che i nostri 2.500 soldati siano in pericolo anche solo se in fase di pattugliamento delle linee di confine, e ancor meno importa se il mandato conferito dall’Onu impedisce ai militari italiani ogni possibilità di offesa e limita quella di difesa. Poco o nulla importa dicevamo, perché per il Governo è il controllo della Rai prevalere su ogni interesse del paese, è lì che si combatte la guerra determinante per il nostro futuro.

Per il resto, anche se la Oppo non pare rendersene conto, se dovessimo rinunciare ad Affari tuoi ce ne faremo una ragione.
.
letture: un anno di Governo da Hermes (più illuminante che mai)


17 maggio 2007

Longa manus

E fu così che un Ministro, non eletto dal popolo sovrano, sfiduciò il proprio rappresentante all’interno del Consiglio di Amministrazione della Rai.

L’atto compiuto da Tommaso Padoa Schioppa nei confronti di Angelo Maria Petroni, eletto nel maggio 2005 in quota Forza Italia, ha in sé diversi risvolti: allontana l’Italia dall’essere un paese democratico e ci fa somigliare sempre più agli annosi regimi comunisti. Ma, non pago della singolare manovra, il titolare del Tesoro ha chiesto anche la convocazione dell’assemblea degli azionisti di Viale Mazzini per arrivare all’immediata rimozione dell’inviso Petroni.

La motivazione comunicata da Padoa Schioppa al Governo: una mossa necessaria per il "grave stato di crisi gestionale" e "lo stato di stallo in cui si trova la Rai" è quasi surreale se si pensa che l’attuale CdA ha provveduto a nominare il direttore del Tg1 (Gianni Riotta) di Rai International (Piero Badaloni), dei Gr Rai (Antonio Caprarica), di Rai News 24 (Corradino Mineo).

Ma ancor peggio sarebbe se l’azione del Ministro risultasse incostituzionale.
La legge vigente infatti (n.112/2004) così recita all’art.20:
"Il rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze, nelle assemblee della società concessionaria convocate per l’assunzione di deliberazioni di revoca o che comportino la revoca o la promozione di azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, esprime il voto in conformità alla deliberazione della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi comunicata al Ministero medesimo".
Contrariamente a quanto fatto da Padoa Schioppa dunque, la legge dispone che ad ogni proposta di revoca è d’obbligo porre il parere della Vigilanza.

E se Romano Prodi fa quadrato intorno al suo uomo dichiarando: "Non possiamo lasciare la Rai allo sbando…abbiamo aspettato per mesi, poi il ministro dell'Economia ha preso l'iniziativa, che ha l'appoggio assoluto del governo" sembra ancora surreale rileggere quanto affermò a La Stampa il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, all’epoca della nomina del CdA Rai:
"Io sono convinto che il governo debba stare fuori dalle decisioni sulle nomine e dalla loro tempistica…Meglio che il governo stia fuori, meglio che tutti facciano un passo indietro riducendo le dichiarazioni e le pressioni sul consiglio d’amministrazione" (F. Manacorda per La Stampa, 13.09.2006)

A chi volesse tentare di far notare lo sbilanciamento a destra della composizione dell’attuale CdA Rai e quindi rilevare la non conformità dello stesso all’odierno status politico, è possibile ricordare che già nel 2001 (governo di centrodestra) vi fu un Consiglio di Amministrazione Rai di diverso orientamento rispetto a quello della maggioranza parlamentare presieduto all’epoca da Roberto Zaccaria, fra l’altro il CdA più longevo, durato per due mandati pieni dal 1998 al 2002.


Per meglio applicare la strategia dell’occupazione, il Consiglio dei ministri ha pensato bene di dare un’accelerazione al progetto di riforma della Rai fissandone la discussione già la prossima settimana.
Gli obiettivi indicati dal Ministro Paolo Gentiloni, paiono oggi ancor più stonati: maggiore separazione dell’attività della Rai dai partiti e dalla politica; più efficienza aziendale; separazione più netta tra attività finanziate dal canone e quelle finanziate dalla pubblicità all’interno della Rai. Ma poiché il testo prevede che la nuova Rai sarà controllata da una Fondazione di emanazione parlamentare, i cui costi graveranno ancora una volta sui contribuenti, non è chiaro come il Governo intenda escludere il controllo politico sul servizio pubblico.

La sintesi è illuminante. Con il testo di riforma del sistema televisivo, che impone a Mediaset la decurtazione del 45% degli introiti pubblicitari, con il provvedimento sul conflitto di interessi, che rende incompatibili incarichi di governo a chi possiede un patrimonio superiore ai 15 mln di euro e che fissa l’istituzione di un’apposita Authority che costerà, sempre ai contribuenti, 15 mln di euro nel triennio 2007-2009, con il siluramento di un consigliere del CdA in quota al centrodestra, la partita per il potere è aperta.

Un solo dubbio. Perché mai i cittadini dovrebbero finanziare con il canone un servizio pubblico delegittimato dallo stesso Governo del Paese ?

12 maggio 2007

Inganni di governo

A quale governo spetta il merito del surplus delle entrate fiscali ?
Gli osservatori in buona fede non avrebbero alcun dubbio. Logica vuole che un extragettito registrato nel 2006 sia frutto della Finanziaria di competenza di quell’anno.


Ma poiché nel Governo siedono anche uomini dotati di ironia, ci pensa Massimo D’Alema a manifestare il comune pensiero della coalizione: "Se Berlusconi avesse fatto ciò che abbiamo fatto noi in un anno di governo, adesso sarebbe a pavoneggiarsi in via dei Fori Imperiali".
Cosa avrebbe dovuto fare dunque il centrodestra per vincere le ultime elezioni politiche e poter poi andare a passeggiare orgogliosamente su imperiali strade romane ?
Avrebbe dovuto probabilmente usare quelle stesse armi che hanno consentito agli avversari di prevalere e che Franco Giordano sintetizza perfettamente in una dichiarazione al Corriere della Sera sull’impiego del cosiddetto tesoretto: "Padoa Schioppa – dice il Segretario di Rifondazione Comunista – fa un uso terroristico dei conti di cui si vuole occupare solo lui…".

Questo è ciò che Berlusconi non aveva fatto in cinque anni e che l’attuale Governo ha fatto in maniera sublime. Chi non ricorda "il Paese allo sbando" e i "conti allo sfascio" più volte evocati dall’Unione in campagna elettorale?
Ma forse Berlusconi avrebbe anche potuto fare altro. Avrebbe potuto fare di meglio che occuparsi di varare oltre 30 riforme strutturali, che avviare politiche sociali ed economiche liberali e liberiste. Avrebbe, per esempio, potuto piazzare amici ed ex collaboratori nei posti chiave dell’alta finanza.

Un po' come ha saputo abilmente fare Romano Prodi.
Come scrive Stefano Vespa per Panorama, l'attuale Presidente dell’Anas è Pietro Ciucci, che dall’87 al 2000 lavorò all’IRI di cui fu anche direttore generale. A capo dell’Enel c’è il bolognese Piero Gnudi, ex presidente e AD dell’IRI. Un altro ex presidente dell’IRI è Gian Maria Gros-Pietro, oggi presidente del gruppo Autostrade. Ma l’IRI è presente anche nello staff di Prodi, con il Sottosegretario Enrico Micheli, già direttore generale dell’Istituto nel ’93, con il portavoce Silvio Sircana, già portavoce dell’IRI, con il capo della segreteria del premier, Daniele De Giovanni, con il consigliere del premier per la ricerca scientifica, Alessandro Ovi.

Si allunga l’elenco di Stefano Vespa: "Angelo Tantazzi è presidente della Borsa Italiana, l’ex ministro Alberto Clò è nel CdA di Autostrade, i bolognesi Michele Pezzinga e Luca Enriques alla Consob, Antonello Perricone è l’AD della Rcs Mediagroup, Innocenzo Cipolletta è da poco presidente delle Ferrovie, senza tralasciare i rapporti con la Goldman Sachs, il cui ex direttore per le fusioni e acquisizioni, Massimo Tononi, è sottosegretario all’Economia".

Una così massiccia occupazione di posti strategici da parte degli amici del Premier è riuscita a scandalizzare perfino Clemente Mastella che ha detto: "La Quercia e i DL fanno il bello e il cattivo tempo mentre Romano mette uomini IRI in ogni dove. Noi non siamo presenti né all’Eni, né alle Ferrovie, né alla Cassa depositi e prestiti, né alla Rai. Se mi fossi lamentato come Rifondazione, chissà cosa sarebbe successo".

Già caro Ministro. Chissà cosa sarebbe accaduto se l’UDEUR avesse avuto lo stesso potere politico che ha la sinistra massimalista sul Governo.
Forse quella stessa cannabis che aleggia sulla tragedia di Vercelli, in cui è rimasta coinvolta una scolaresca piemontese, dopo che tracce della sostanza stupefacente sono state riscontrate nel sangue dell’autista, avrebbe potuto essere ritenuta un potenziale pericolo anziché un raffinato svago da considerare con indulgenza.


10 maggio 2007

 
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